Sinossi

Un treno attraversa l’India, diretto verso il Kerala, a Sud. Un passeggero, il volto teso, ancora giovane, guarda fuori dal finestrino. Il suo nome è Samundar Singh. È figlio di contadini del piccolo villaggio di Udainagar, nell’India Centrale. Samundar è stato in prigione undici anni per aver commesso un crimine odioso. Mentre osserva il paesaggio che scorre, torna col pensiero alla sua vita di prima, e la sua storia si dispiega davanti a noi.
India centrale, carcere di Indore, anno 2002. Samundar sconta l’ergastolo per aver ucciso con 54 coltellate una missionaria francescana, suor Rani Maria. Un indiano del Sud dai capelli bianchi, scalzo e vestito come un sannyasi, lo abbraccia, dicendogli: «Dio ti ha perdonato». È padre Michael, un sacerdote carmelitano, anche se tutti, cristiani e indù, lo chiamano semplicemente Padre Swami.
Samundar, in treno, rievoca il suo passato di giovane violento, caduto nella trappola del fondamentalismo religioso, dietro cui si nascondevano dei falsi amici: i potenti del villaggio. Racconta di come, dopo il delitto, lo abbiano abbandonato tutti, persino i suoi, mentre gli unici a tendergli la mano siano stati proprio i famigliari della sua vittima.
Samundar ricorda il giorno straordinario in cui Selmy, sorella di Rani Maria, è venuta in carcere per celebrare con lui il rito induista del rakshabandan. Selmy gli ha stretto al polso il rakhi, un braccialetto che simboleggia il sacro legame di fratellanza tra un uomo e una donna. Selmy, una cristiana, e Samundar, un indù, da quel momento sono diventati per sempre fratello e sorella.
Dopo la cerimonia del rakhi, con l’aiuto di Swami, la famiglia di Rani Maria chiede e ottiene dal governatore del Madhya Pradesh la grazia per Samundar. Un evento mai accaduto prima in quella regione. Nel 2006 l’assassino di Rani esce dal carcere.
Oggi Samundar è un uomo nuovo, libero dal suo orribile buio. È tornato a vivere nel villaggio in cui è nato. Ma è solo: la moglie, mentre lui era in carcere, si è risposata. Gli abitanti del villaggio lo tollerano a stento, alcuni perché è un assassino, altri perché ora è amico dei cristiani. Samundar non reagisce alle provocazioni e tira dritto per la sua strada.
Samundar fa visita a Selmy, prima di prendere il treno per il Kerala. L’unica cosa che conta ora per lui è l’amore della sua nuova famiglia. La madre di Rani Maria lo accoglie con un abbraccio: «Sei mio figlio, sono felice che tu sia qui». Questo abbraccio capovolge la legge dell’odio e sancisce una nuova vita, per le vittime e per il colpevole.